TERZA EDIZIONE 9-10 OTTOBRE 2021

OHNewS

Open House Italia: lo sguardo inedito sulla città

Antiche città e nuove sinergie segnano la rassegna italiana dedicata all’architettura

Un sottile filo rosso attraversa le intenzioni di Open House, di quanti ne hanno permesso la nascita e di coloro che ne garantiscono nel tempo l’affermazione: abitare i luoghi non significa necessariamente appartenere ad essi. Nel solco tracciato da questa riflessione cerca di inserirsi, sin dalle sue primissime manifestazioni, l’attività di Open House, nell’incessante tentativo sia di imbastire una trama di relazioni tra abitanti e patrimonio abitato sia di interpretare le nuove esigenze e il radicale cambio di senso che investe le città del nostro tempo. Open House non si limita a de-scrivere, ma tenta di sovra-scrivere i luoghi mediante una narrazione che, avvalendosi di un linguaggio accessibile ma pienamente coerente con i valori storici, artistici e sociali del patrimonio costruito, si offre ad un pubblico trasversale, erede di diverse fasi della vita della città e capace, pertanto, di testimoniarne le trasformazioni. Non è un caso, dunque, la scelta di rendere visitabili spazi generalmente preclusi al pubblico, perché privati, o luoghi percorsi quotidianamente ma ignorati nella loro duplice consistenza fisica e sociale.

Nella convinzione che costruire una coscienza collettiva su cosa significhi vivere il paesaggio urbano sia il primo passo fondamentale verso la sua tutela, Open House può dirsi, dunque, sinonimo di un complesso processo di appropriazione dei luoghi che si auspica possa condurre, attraverso un esercizio di cittadinanza, ad una visione dell’architettura e dell’urbanistica come culla di valori necessari a garantire qualità alla vita. Come infatti sottolinea Stefano Fedele, direttore di Open House Napoli insieme ad Alessandra Thomas, “chi conosce i luoghi della propria città, ne ha più tutela, rispetto e cura”. Legare, o in qualche caso riallacciare, la vita del contenitore a quella del contenuto è forse l’ambizione massima a cui Open House ispira la propria azione.

Nato nel 1992 a Londra grazie all’intuizione dell’architetto Victoria Thornton, e diffusosi negli anni in quasi cinquanta metropoli nei cinque continenti, Open House è approdato anche in Italia con la prima sperimentazione romana del 2012, a cui hanno fatto seguito Milano nel 2016, Torino nel 2017 e Napoli nel 2019. Nonostante i successi conseguiti individualmente nelle edizioni precedenti ed il numero in costante crescita di spazi aperti al pubblico, quest’anno le quattro città che concorrono a delineare il profilo di Open House Italia hanno contribuito, sotto il segno di una profonda sinergia, a definire una rete organizzativa più solida ed efficiente.

Milano, palazzo Mondadori di Oscar Niemeyer

Non saranno più quattro racconti individuali a portare avanti la narrazione di un’Italia che ama disvelarsi agli occhi dei partecipanti, ma un’unica ed ininterrotta trama, estesa nell’arco di un intero mese all’insegna della Bellezza. Un repentino passaggio di testimone vedrà Torino dare avvio all’evento nel week-end del 18 e 19 settembre per cedere il passo a Milano nei giorni del 25 e 26 settembre. Sarà poi la volta di Roma nel fine settimana compreso tra il 2 e 3 ottobre e di Napoli, che chiuderà la manifestazione nella due giorni del 9 e 10 ottobre.

La necessità di organizzarsi in una rete nazionale nasce in prima istanza dalla convinzione che il confronto e la collaborazione siano gli elementi indispensabili per un miglioramento in termini di partecipazione e di implementazione della capacità organizzativa, ma tra gli obiettivi a lungo termine che Open House Italia mira a perseguire vi è la volontà, come riferisce Maya Plata, direttrice di Open House Milano, di garantire alla rassegna un necessario salto di scala. Aprirsi ad un pubblico nazionale e non soltanto locale procede, infatti, nella direzione dettata dallo scopo di promuovere nuove relazioni e una rinnovata comunione di intenti nel pensare e reinterpretare le città del futuro.  Open House, infatti, guarda al costruito non come un patrimonio univocamente definito, ma ne coglie, al contrario, il carattere transeunte e con esso lo specifico modo di vivere che connota ogni città.

Ognuna delle quattro organizzazioni coinvolte nel progetto, infatti, sottende una trama capillare, che permea tanto le costruzioni, e dunque il patrimonio fisico, che le sue architetture, nelle quali si traduce invece il rapporto ineludibile tra la storia delle pietre e quella dell’uomo. Se per Davide Paterna, direttore di Open House Roma, Roma può essere assimilata a “una grande biblioteca strabordante di oggetti all’interno di un piccolo appartamento in cui una forza gravitazionale agisce attirando tutto verso il passato”, dall’altro il direttore torinese Luca Ballarini parla di Torino come di un compendio di Bellezza, Sperimentazione e Compostezza, in cui il carattere austero di sabauda memoria cede il passo ad un linguaggio di frontiera e di grande innovazione. E ancora, se a Milano questa trama assume i connotati di un filo multicolore, che, analogamente a quanto accade alla scultura di piazza Cadorna, affonda nel sottosuolo della città per riemergere altrove in una sintassi ininterrotta di spazi urbani, Napoli, sembra invece patire particolarmente l’assenza di una tessitura già consolidata, vittima di un’immagine ampiamente diffusa, sì idillica, ma statica, stereotipata e non più pienamente rispondente alle esperienze e al suo volto contemporanei.

Roma, Accademia di Danimarca di Kay Fisker e altri. Foto di Jens Markus Lindhe

Alla difficoltà relativa alla specificità con cui ogni città andrebbe letta e interpretata si aggiunge, inoltre, la pluralità dei punti di vista da cui è possibile osservare ogni fenomeno urbano. Nella consapevole impossibilità di cogliere qualsiasi città nella propria interezza, Open House Italia si avvarrà del progetto Trame Urbane, ossia di un sistema di racconti condotti da personaggi a diversa vocazione artistica che presteranno i propri occhi per narrare un luogo o un’esperienza urbana a loro particolarmente cari. Procedendo in ordine cronologico, si partirà con il regista Marco Ponti, che racconterà una Torino filtrata attraverso uno sguardo del tutto personale, per poi proseguire con lo scrittore Marco Missiroli, che narrerà la sua Milano, e con il fotografo Francesco Zizola, che fornirà il proprio punto di vista su Roma. Chiuderà la scrittrice Valeria Parrella con un inedito racconto dello skyline napoletano.             

Rinnovata nello spirito, la rassegna Open House 2021 è ormai pronta; le porte di circa settecento fra dimore private, edifici storici, luoghi pubblici ed itinerari urbani stanno per dischiudersi e uno sguardo inedito è pronto a disvelare l’intrinseca bellezza che si cela dietro i loro battenti.  

Torino, Palazzo Affari di Carlo Mollino

OPEN HOUSE NAPOLI

Un evento di
Associazione Culturale Openness
Via Vicinale Croce di Piperno, 6
80126 Napoli

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